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Anna Maria Brizio
(29 settembre 1902 - 1 agosto 1982)
Nata a Sale, in provincia di Alessandria, Anna Maria Brizio è stata indubbiamente una delle voci culturali più fini e acute del secolo scorso.
Allieva di Adolfo e Lionello Venturi, si formò nelle università di Torino e Roma, e seppe trarre dall'insegnamento dei due maestri un'impostazione di studio profondamente impegnata sul piano etico e civile, sempre tesa ad affrontare e approfondire al contempo i fatti dell'arte e della vita, in un legame indissolubilmente improntato a un altissimo rigore morale cui tenne fede senza cedimenti.
Dopo la laurea conseguita nel 1923, diede inizio a un'ampia ricognizione della storia dell'arte italiana e straniera: è il caso di ricordare i suoi primi importanti contributi, già a partire dal 1924, su Defendente Ferrari, Gaudenzio Ferrari, Paolo Veronese, Botticelli giovane e Verrocchio, oltre agli studi su Goya, David, Ingres, Delacroix, Daumier, Courbet e gli impressionisti, in cui ancor oggi si avverte la puntuale comprensione dei fatti e delle concatenazioni storiche.
Si perfezionò presso la Scuola Superiore di Storia dell'Arte dell'Università di Roma (1927) e resse la cattedra di storia dell'arte all'Università di Torino dal 1932 al 1957, anno in cui cambiò sede, trasferendosi all'Università degli Studi di Milano, dove rimase fino alla fine degli anni Settanta.
Al 1930 risale la sua collaborazione con "l'Arte", rivista fondata da Adolfo Venturi, di cui sarà redattrice a partire dal 1930 e condirettore nel 1968, quando diede un nuovo indirizzo alla pubblicazione assicurandole un carattere rigorosamente scientifico; in questo contesto curò, fra il 1930 e il 1935, la rubrica di bibliografia dell'arte italiana scrivendo più di 2.500 recensioni critiche, sintetiche e sempre intelligenti.
Nella sua mobilissima ricerca storica, Leonardo è stato uno dei più forti poli di attrazione; l'impegno di portare a termine la lettura di tutti gli scritti vinciani confluì nell'antologia di Scritti scelti di Leonardo da Vinci del 1952, opera in cui ripristinò la successione cronologica degli scritti grazie a un rigoroso esame filologico, rifondando così gli studi leonardeschi. All'antologia fecero seguito altri studi più specifici, relativi agli scritti sulle acque (1954) e al Trattato della pittura (1956), da lei ritenuto "il nodo centrale della mente di Leonardo"; ebbe inoltre parte attiva nello studio e nella divulgazione del contenuto dei ritrovati codici di Madrid in diversi contributi redatti fra il 1968 e il 1975.
Solamente negli ultimi anni trattò di Leonardo pittore, portando al culmine la sua ricerca nel 1977, anno in cui consegnò alle stampe, con il saggio sul Cenacolo, la summa dei suoi studi vinciani.
Contemporaneamente scrisse contributi fondamentali sulla pittura piemontese, su Lotto, sui manieristi lombardi, Raffaello, Borromini e il Barocco, il Neoclassicismo, Birolli, l'arte moderna e contemporanea...
Il volume Ottocento Novecento (1939), che Adolfo Venturi definì "superbo per la sensibilità che dentro si agita, come per la sua ampia, salda, fortissima costruzione" e che le valse la sospensione dall'incarico accademico a causa delle sue posizioni moderniste ed europeiste, costituisce ancora oggi il tentativo - peraltro riuscito - di produrre, attraverso l'esercizio di una precisa funzione didattica, una nuova sensibilità collettiva, oltre a rimanere esempio di una coraggiosa coerenza culturale.
Convinta che "tutto il modo d'essere dell'uomo moderno sia nelle nuove forme architettoniche", si interessò moltissimo all'architettura, intesa come nodo indissolubile tra arte e tecnica, studiando Palladio, Antonelli e Eiffel, Gropius, Le Corbusier, Sullivan, Wright, Sant'Elia, Neutra, fino ad arrivare ai suoi coevi Terragni e Nervi.
Occorre da ultimo citare la sua presenza nella Deputazione Subalpina di Storia Patria e nel Consiglio Superiore di Antichità e Belle Arti, il suo ruolo di Socio Corrispondente dell'Istituto Lombardo-Accademia di Scienze e Lettere e Socio Nazionale dell'Accademia dei Lincei; è stata inoltre Presidente dell'Ente "Raccolta Vinciana", per la cui omonima rivista ha curato i volumi XVIII (1960), XIX (1962) e XX (1964). Ha partecipato all'organizzazione delle mostre su Pier Francesco Guala (Ivrea, Milano, Torino 1954), Gaudenzio Ferrari (Vercelli 1956), Cerano (Novara 1964) e presieduto la Sottocommissione per le arti figurative della XXXI Biennale di Venezia (1962); a Milano ha partecipato all'organizzazione e alla redazione dei cataloghi delle mostre sulla Scapigliatura (1966), sul Divisionismo italiano (1970) e il Liberty italiano (1972-1973).
Il rigore degli studi in lei fu sempre accompagnato da una felicità di stesura linguistica e una rara proprietà di descrizione, testimoni del raggiungimento di un'intima comprensione di ogni argomento affrontato.